Archeologia: Google Earth e la ricerca sul campo

Scritto da  Simone82 Martedì, 08 Febbraio 2011 13:10
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immagine google hearth dell'arabia saudita nelle ricerche di david kennedy

Come Google Earth può aiutare le ricerche archeologiche

L'utilizzo della tecnologia nei Beni Culturali ed in particolare nell'archeologia è la base per il progresso scientifico della disciplina. Rimanere ancorati sui banchi delle biblioteche, ancorché parte fondamentale nel processo di ricerca, non è più in linea con le esigenze dei tempi moderni e non lo è neanche quello di pensare di fare ricerca soltanto in situ. L'ennesima dimostrazione di questo assunto viene da David Kennedy, docente di Archeologia all'Università dell'Australia Occidentale.

Attraverso l'utilizzo del noto programma di BigG, creato da Keyhole Inc. con il nome di Earth View 3D e acquistato da Google nel 2004, è stato possibile individuare quasi 2000 potenziali resti archeologici, almeno la metà probabilmente da identificare con tombe. Ecco così che è stato aggirato un grosso problema nella ricerca sul campo in queste zone del mondo: «le fotografie aeree dell'Arabia saudita non sono accessibili alla maggior parte degli archeologi ed è difficile, se non impossibile, sorvolare la nazione».

Il procedimento è molto semplice: Google Earth permette di visualizzare a schermo una rappresentazione tridimensionale della Terra sulla quale vengono mappate, in modo georeferenziato, le immagini scattate dal satellite. La risoluzione non è altissima ma è decisamente accettabile, potendosi arrivare a distinguere una macchina da un'altra. Inoltre da un po' di tempo è stata attivata una barra cronologica che permette di scorrere nel tempo: ad es. per la città di Roma è attiva una timeline che va dal 2001 al 2010 con la chicca delle foto storiche del 1943. Con un po' di pazienza e con un occhio allenato, si possono scoprire cose davvero interessanti: ovviamente, questo non toglie la verifica sul campo, sempre assolutamente necessaria, o almeno una verifica su foto aeree e/o satellitari ad alta risoluzione, sempre laddove possibile. Altrimenti, il tutto finisce per restare un mero esercizio di didattica sulle possibilità offerte dalla moderna tecnologia.

Posso in ogni caso assicurare che l'idea funziona e quando avrò conferma di alcune situazioni che io stesso ho individuato, vi darò conferma che funziona anche sul territorio italiano. Quando la tecnologia c'è e tanto più quando è libera e gratuita, che sia ortodossa o meno è un tassello da aggiungere alle nostre ricerche archeologiche: fatto salvo, ripeto, che poi gli articoli scientifici si scrivano sulle evidenze, sul concreto, non certo sulle ipotesi!

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