La documentazione fotografica: metodologie e tecniche di ripresa

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nikon d3s

La documentazione fotografica in archeologia

Per identificare e spiegare un bene esistono sostanzialmente tre metodi: una scheda descrittiva, un disegno di rilievo, una fotografia. La prima ha il vantaggio di spiegare compiutamente e perfettamente un manufatto, ma non sarà mai in grado di rappresentarlo appieno, soprattutto a chi non lo conosce; la seconda completa le informazioni della prima, in quanto fornisce un dato visivo al testo: ma ogni rilievo è soggettivo, in quanto inevitabilmente legato alla manualità ed alla capacità interpretativa di chi lo realizza; la terza metodologia va a completamento e compimento delle precedenti, in quanto l'unica in grado di fornire un livello qualitativo tale da consentire l’approfondimento e l’integrazione delle informazioni che la scheda descrittiva contiene. Tanto più se la scheda di catalogo dovrà essere utilizzata per le finalità proprie della tutela e della conservazione.

Detta in poche parole la necessità di una fotografia scientifica in campo archeologico, esistono degli standard metodologici ai quali è necessario attenersi: si tratterà nei paragrafi seguenti soprattutto di documentazione legata a fini di studio più che a fini di documentazione ufficiale.

Dunque, il documento fotografico deve contenere informazioni generali e complete sul bene, in modo da rendere leggibili, in modo significativo, i suoi rapporti con il contesto, ambientale, architettonico o decorativo. In tal senso, l'esigenza del dato del colore è fondamentale: il bianco/nero trova la sua ragione soprattutto a fini di studio (e non solo, soprattutto in passato stampare a colori era molto più oneroso economicamente e la resa non era poi così ottimale), ma a fini di documentazione scientifica soltanto il colore restituisce una percezione unitaria del bene, evidenziando la natura dei materiali, esaltando i rapporti cromatici e tonali, rendendo inoltre evidenti i rapporti ed i nessi con il luogo di provenienza del bene stesso (nel caso della fotografia in situ). L'esigenza di una resa ottimale del colore porta inevitabilmente a privilegiare le macchine di medio formato, sebbene quelle di piccolo formato (soprattutto se full frame) hanno indubbiamente il vantaggio di un costo accessibile a tutti. La campagna di catalogazione inizia con una ricognizione dei reperti, in modo da determinare le migliori condizioni di fotografia in esterni, ed una intelligente divisione del lavoro nell'organizzazione dei manufatti nella fotografia in interno: al termine della campagna, i beni devono risultare "illustrati" in tutti i loro aspetti morfologici, conservativi e di relazione contestuale.

Strumentazione di base

In relazione alla strumentazione di base, si forniscono di seguito le indicazioni generali fornite dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD):

  • Piccolo formato, macchine di tipo reflex con obiettivo intercambiabile. Ottiche consigliate: un grandangolare (<35mm) con un decentrabile per la correzione delle linee verticali; un 50mm macro per le foto di soggetti particolari; un teleobiettivo (>70mm) per i soggetti difficilmente raggiungibili
  • Medio formato, macchine di tipo reflex con obiettivo intercambiabile. Ottiche consigliate: un grandangolare (<40mm) con un decentrabile per la correzione delle linee verticali; un 80mm, eventualmente con soffietto, per riprese macro; un teleobiettivo (>200mm) per i soggetti difficilmente raggiungibili. Da ricordare che tali misure si riferiscono al corrispettivo delle caratteristiche di ripresa relative al formato 24x36mm
  • Grande formato, anche di piccolo formato (4x5). Ottiche consigliate: un grandangolare (90mm); un normale (150mm); un medio tele (240mm); un soffietto grandangolare. Le macchine di grande formato consentono grande libertà nei movimenti di basculaggio e decentraggio per la correzione delle linee verticali, e sono particolarmente consigliate per la fotografia d'architettura professionale

Poiché qui si parla soprattutto di fotocamere digitali, la mancanza del negativo (cioè di una immagine di alta qualità per la stampa) pone ulteriori questioni per l'acquisizione delle immagini, le quali dovranno sempre essere registrate nella più alta risoluzione possibile ed in formato raw (verranno poi trattate in seguito tramite opportuni software su computer). Si tornerà in seguito su questo aspetto. Per una visione generale sul corredo fotografico, si faccia riferimento all'apposito articolo.

Bisognerà poi controllare il livello di luminosità: anche le macchine più sofisticate e le ottiche migliori non possono correggere la qualità della luce nella quale si opera. È la luce che evidenza la materia dell'oggetto e determina la fedeltà alla cromia originale nella riproduzione dei colori. Le alterazioni che la luce provoca sul sensore vanno ovviamente corrette attraverso le opportune impostazioni della macchina (da segnalare che con il formato raw il bilanciamento del bianco può essere modificato in fase di post-produzione).

Definizione delle indicazioni di ripresa

Tale sezione si divide in due categorie: fotografia di beni storico-artistici e reperti archeologici; fotografia di beni ambientali, archeologici ed architettonici.

In fase di ripresa, bisognerà privilegiare l'inquadratura che permette una riproduzione integrale del manufatto, evidenziando gli aspetti e le peculiarità che lo contraddistinguono. Qualora esistano particolari significativi (ornamentazione, stato di conservazione, iscrizioni, etc.), andrà prodotta una documentazione di dettaglio in aggiunta a quella generale, secondo il giudizio del responsabile scientifico che guida la campagna. Il soggetto deve ricoprire i 4/5 (quattro quinti) del totale dell'area utile del fotogramma, in modo da sfruttarla al massimo: è bene evitare in ogni caso di posizionare oggetti ai bordi del fotogramma, in quanto la correzione dell'aberrazione geometrica prodotta dall'obiettivo (la cui sensibilità cresce nelle focali corte) nel momento della sua eliminazione potrebbe provocare una perdita di informazioni in questa zona della fotografia. La luce deve essere il più possibile diffusa ed uniforme (a parte ovviamente per gli oggetti che presentano decorazioni o lavorazioni superficiali): bisogna tuttavia evitare riflessi indesiderati che disturbano la lettura del bene, avendo cura di conservare invece le riflessioni superficiali che esaltano le valenze materiche dell'oggetto. Le scale metriche sono fondamentali per determinare i rapporti dimensionali dell'oggetto, ma non devono interferire con la visione dell'oggetto stesso: in base al tipo di fotografia che si effettua (macro, normale, etc.), è necessario possedere il supporto graduato adatto. Una scala cromatica è di importanza per quelle situazioni in cui la calibrazione del colore

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