La fotografia: un'arte perduta

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giornata mondiale della fotografia 2011

Una riflessione per la Giornata Mondiale della Fotografia {plusone}

Quando fu inventata nel corso del XIX secolo, la fotografia era appannaggio di pochi eletti che potevano permettersi l’attrezzatura e la possibilità di viaggiare, cosa al tempo non certo facile come oggi. Poi è venuto il tempo delle macchine sempre più “compatte” e sempre più “economiche”, fino alla rivoluzione Polaroid: ma si rimaneva sempre nel campo di chi poteva permettersi il materiale (non solo e non tanto la macchina, quanto pellicole e sviluppo), quindi la fotografia non era più soltanto appannaggio dei professionisti, ma si apriva al più ampio mercato della popolazione, tuttavia rimanendo ancora entro confini per così dire prestabiliti. La fotografia poteva ancora essere considerata un’arte, anche per il modo con il quale le opere venivano mostrate, sempre all’interno di contesti “artistici”.

Al giorno d’oggi, con l’introduzione del digitale nell’ambito delle attrezzature e del virtuale con internet e compagnia cantante, la fotografia è stata massificata, mercificata, messa a disposizione di tutti. Ogni scatto può essere mostrato a milioni di osservatori nel giro di pochi secondi, che a loro volta possono condividere l’elemento generando in pochissimo tempo un circuito virtuoso che non conosce confini. In tutto ciò, fotografo non è più l’artigiano che “scrive con la luce” (traduzione tecnica del termine fotografia, che deriva dalle parole greche fotos e grafos), ma chiunque abbia in mano un qualcosa in grado di registrare un’immagine presa dalla realtà.

Online è un pullulare di personaggi che per il solo fatto di avere Photoshop crackato ed una macchinetta point&shot da €50 si sentono i novelli Robert Capra: non conoscono un’acca di composizione, di trattamento dei colori, non conoscono una beta di cosa significhi bianco-nero (per molti è il semplice effetto della “desaturazione” totale). Ma si sentono comunque capaci: distruggono il mercato perché “cosa ci vuole a fare una foto”, ne abbassano il valore perché a scattare e rendere viva una foto con le macchine di oggi ci vuole poco. Ma l’arte in tutto questo dov’è? La tecnica vera in tutto questo dov’è? Nozionismo internettiano a gogo, dove spesso chi parla lo fa con parole altrui, mettendo in pratica consigli altrui, quasi mai avendo sperimentato l’andare oltre l’accontentarsi.

L’arte è rimasta appannaggio di pochi, di coloro che la vogliono ancora perseguire. Il resto è dilettantismo ed ignoranza, addirittura difeso a spada tratta da chi, con un errato concetto di “democrazia” trasformato in “democratismo”, ritiene che la fotografia sia una opinione, nella quale 2+2 può anche fare 3, un Iphone può essere meglio di un banco ottico, e guai a smentirli ché si sentono offesi.

In questo contesto, non è neanche facile capire quando si scherza e quando si fa sul serio: la fotografia è tecnica ed arte, può essere solo tecnica, ma difficilmente sarà solo arte. Ma l’arte richiama comunque sensazioni ed opinioni personali: come non per forza devo ammirare lo stile di Picasso, così non necessariamente debbo ammirare il lavoro di un fotografo che compone con una macchina. Come una poesia non è solo capacità di muovere le emozioni, è anche capacità di farlo nel modo giusto, che in fin dei conti a fare belle frasi siamo bravi tutti, ma comporle nel modo giusto, lì c’è il tocco del poeta. Gli abbinamenti di luminosità/contrasto, tonalità/colore, rimangono comunque soggettivi: questo indipendentemente dall’avere un monitor calibrato o una stampante iper professionale. Molti confondono commenti che invitano ad un trattamento diverso del colore come uno scadimento tecnico dell’arte, quando invece a volte si tratta soltanto di valutare in modo diverso una immagine. Però, se non si lasciano commenti relativi alla tecnica ed al trattamento di una immagine, ci si lamenta, perché non si è ricevuto dagli altri il feedback necessario per crescere. A volte non si davvero cosa scrivere, con il risultato che ognuno si limita a coltivare il suo orticello e amen per tutti.

In troppi casi però oggi parlare di strumenti di controllo non è niente altro che un vezzo per farsi “belli”, per farsi “capaci”, quando la vera arte in fotografia è, come nell’artigianato, un mix di tanti rapporti che partono dalla storia della fotografia: la fotografia non nasce in realtà con l’invenzione della macchina per impressionare una pellicola, nasce migliaia di anni fa, quando qualcuno pensò di immortalare sulle pareti di una grotta scene di vita quotidiana. La fotografia nasce con la pittura, si evolve con la pittura, per diversi decenni non fu considerata niente altro che un modo diverso di fare pittura: i grandi fotografi testimoniano di aver divorato libri su libri di pittura, oltre a libri su libri di artisti della fotografia. E poi esperienza, abnegazione, sacrifici, tentativi andati a vuoto. Oggi, pensiamo che questo possa essere fatto guardando le fotografie in spiaggia dei nostri amici su Facebook, oppure gli album su Flickr (con foto piene di “amazing”, “beautiful”, commenti stupidi quasi sempre lasciati solo nella speranza di ottenere un ricambio sulle proprie immagini, aumentando come nei circoli social la visibilità del proprio scatto). Per non parlare dei concorsi di fotografia dove il vincitore è proclamato a seguito del numero di click raggiunti, il massimo della “democrazia”, ovvero il massimo dell’ignoranza e dell’inutilità, considerando che non si valuta l’opera su basi fotografiche ma si valuta l’opera sulla base di quanti amici si riescono ad invitare al click.

Per avviare alla conclusione, due commenti che hanno ispirato questo misero ragionamento, offerto in occasione della Giornata Mondiale della Fotografia 2011. Il primo riguarda l’analfabetismo fotografico (uno dei tanti) al quale l’Italia è rimasta legata nel corso del tempo; il secondo è della fotografa Paola Iezzi, che così parla dell’ignoranza:

Difendere, quindi diffondere l’ignoranza è quanto di peggio una società illuminata e un individuo, che per di più si dica sensibile ed illuminato, possano fare, soprattutto se questa difesa ipocrita venga fatta per il proprio personale tornaconto per accrescere il proprio ego.

Questo, non soltanto nel mondo della fotografia, oramai ridotta ad industrializzazione di massa, un’arte cancellata, sempre più difficile da comprendere, perché una poesia potrà pure essere bella, ma valla a spiegare ad un analfabeta ignorante…

Infine, vi invito a prender parte alla giornata fotografica a questo link, ricordando che, oggi nel 1839 venivano annunciati al mondo i dettagli del procedimento fotografico allora noto come dagherrotipo, dal nome di Daguerre che con Niépce lo mise a punto: World Photography Day.

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