Leggere la fotografia

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leggere la fotografia

Osservazione e analisi delle immagini fotografiche

Fotografare significa essenzialmente interpretare la realtà (e non semplicemente riprodurla, a meno che non si tratti di fotografia scientifica): come per imparare a scrivere bisogna leggere, così per imparare a fotografare bisogna osservare. Il titolo e sottotitolo di questo intervento sono debitamente ripresi da un bel libro pubblicato dal prof. Augusto Pieroni e che per l'appunto s'intitola Leggere la fotografia (ed. EdUP, Roma 2003, 2ª ed. aggiornata ed ampliata Roma 2006), verso il quale sono in forte debito per le indicazioni qui di seguito proposte.

Una fotografia non è soltanto il risultato di aspetti compositivi, di inquadrature, di scelte di luci, di colori, di abbinamenti e (al giorno d'oggi come di ieri) di postproduzione, è anche il portato di scelte ben precise che vanno oltre il "semplice" preparare la fotocamera e premere il pulsante di scatto (la pratica del point&shot tanto in voga oggi con le compatte che sta distruggendo questa vera e propria arte). Qualche esempio: una fotografia può essere il risultato di una committenza, di scelte editoriali, anche di sviluppi personali. Proviamo dunque a tracciare un percorso di analisi di una immagine fotografica per capire come dietro una fotografia vi sia molto di più di quanto appaia ad una prima osservazione.

Il contesto: oggi la fotografia è quasi totalmente digitale, ma ieri non era così. Pellicole, negativi, lastre e quant'altro, tutto contribuiva a costruire l'archivio fotografico di un autore: già qui siamo di fronte ad un primo passaggio. Quali mezzi l'autore ha scelto per lo scatto e perché? Come li ha archiviati? Come li ha pubblicati e soprattutto se li ha pubblicati e quando li ha pubblicati? Poco dopo o a distanza di anni? O magari a distanza di anni li ha ripubblicati sotto altre vesti? All'interno di un portfolio, di una sequenza o di un libro, che posto occupano e come vengono presentati? Vi sono poi i contesti esterni poc'anzi citati: la fotografia ha un coautore? Vi sono committenti? Che tipo di modello si è voluto rappresentare, positivo o negativo? Certe pubblicità di Oliviero Toscani possono aiutare a comprendere la differenza in quest'ultima domanda.

Vi sono poi le forme: dimensioni e proporzioni del frame, tipologia della composizione (assi, terzi, sezione aurea, etc.), piani focali, inquadrature (campo lungo, figura intera, primo piano, etc.); bisogna anche analizzare i multilivelli che vengono proposti: ad es. si guardi la foto Ritratto di Jean Arp del grande fotografo El Lisitskij (1924) e la sua elaborazione per la copertina di Appunti di un poeta di Ilija Selvinskij (1928).

Sui contenuti non c'è molto da spiegare: quali sono i riferimenti, quali le implicazioni della foto? Vi sono delle tonalità emotive particolari o dei fattori tematici ben precisi? Non è secondario neanche capire come quelle foto siano state classificate successivamente dai photo editor (in alcuni casi veri e propri autori essi stessi), magari all'interno di concorsi fotografici piuttosto che di raccolte fotografiche o ancora di libri di storia della fotografia: sulle classi o categorie si potrebbe dire molto, ma non v'è dubbio che l'uomo è da sempre abituato a classificare le sue azioni, così ecco che una foto di reportage, una di paesaggio, una di sport, una sulla natura, tradiscono già di per sé concetti e tecniche (termine inteso nel senso più vasto e non solo come tecnicismo) diversi tra loro.

Infine la stampa: pare un fattore secondario, poiché siamo abituati a visualizzare sul monitor i nostri scatti, ma assolutamente non lo è. La stampa è fatta di scelte di dimensioni, di scelte compositive, di incorniciatura, di scelta della carta adatta, di scelta di come sviluppare il negativo anche in base al risultato che si prevede con i materiali a disposizione, al progetto visuale (si pensi a Copper horse and rider of Artemision di Mike e Doug Starn). Questa immagine di Moonrise con un compiaciuto Ansel Adams rende ben evidenti tutte queste scelte autoriali ed editoriali.

ansel adams sotto due stampe di moonrise

Per l'impatto storico avuto, la significatività di questa fotografia di Josef Koudelka ha pochi eguali: siamo a Praga nel 1968, giusto pochi minuti prima che i carriarmati russi cominciassero l'invasione della capitale come rappresaglia contro il riformismo ceco. Le foto di Koudelka, uscite clandestine dal Paese attraverso l'agenzia Magnum Photo, pubblicate anonime e premiate con la Robert Capa Gold Metal (fotografo ungherese tra i più grandi nel raccontare i conflitti bellici) per l'eccezionale coraggio dimostrato. Piccolo gossip: il figlio di Koudelka, oggi residente tra Parigi e Praga, è nato in Italia. In questa fotografia si assapora evidente il senso di soggettività, di presenza, in quell'orologio unico protagonista nelle strade vuote di Praga.

josef koudelka prague 1968

Ora non resta che provare, tenendo a mente tutti questi fattori che ovviamente ne racchiudono tanti altri, ad osservare ed analizzare una fotografia. Un indizio per cominciare? Luigi Ghirri, fototgrafo italiano di altissimo spessore, sul quale è stato recentemente prodotto un film e del quale sono state sempre recentemente pubblicate le sue Lezioni di fotografia tenute nell'A.A. 1989/1990 all'Univ. di Reggio Emilia. Per chiudere, del libro del prof. Pieroni citato all'inizio esiste un freebook sul sito edup.it (PDF) relativo al capitolo delle forme.

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